19 novembre 2010

"Immigrati soltanto come qualcosa di diverso e lontano da noi"

IL GHETTO TELEVISIVO

Di Habte Weldemariam
La televisione che ha unito l'Italia, oggi, con il satellite, è all'origine dell'isolamento culturale degli immigrati Link al sito della rivista http://www.meltingweb.it/ 


Gli immigrati hanno la possibilità di seguire
tutti i giorni i programmi televisivi dei
paesi di provenienza. Grazie alla “parabola”
hanno molte informazioni sui loro paesi di
origine, e sanno ciò che accade nel mondo senza
la fatica di ascoltare in una lingua “diversa”.
Sono state soprattutto le televisioni arabe nel
corso degli ultimi dieci anni a far vedere a tutti
un nuovo modo di dare informazioni. Un esempio
sono gli oltre 400 canali satellitari in lingua
araba che trasmettono i loro programmi a milioni
di immigrati in Italia ed in Europa. Per questi
telespettatori la tv è non solo uno strumento
per conservare o trovare la loro identità perduta,
ma anche un modo per aiutarli a superare il
proprio disagio nel paese ospite.
Gli effetti di questo fenomeno sono importanti:
troppa informazione nella lingua di origine tra
gli immigrati sta causando infatti la trasformazione
in ghetti di intere comunità straniere in Italia.
Gli Immigrati sono più informati su quello che
succede in Bangladesh, Senegal, Marocco, Perù,
rispetto a quanto accade Italia. In questo modo
perdono un po’ alla volta il contatto con il paese
di accoglienza, vivono sempre più da “stranieri”,
una situazione che rende molto difficile l’integrazione
nella società italiana.

Che uso fanno gli immigrati dei mezzi di comunicazione? Quante possibilità ci sono nei nostri media per dialogare e comunicare con il contesto socio-culturale italiano? E infine, come ci parlano i mezzi di informazione italiani degli immi



Nella moderna società occidentale i mezzi di informazione hanno un ruolo importante perché non si limitano a concentrare l'attenzione del pubblico su certi argomenti piuttosto che su altri, ma costruiscono vere e proprie “realtà”. E’ ciò che sihanno origine.
vede in televisione che diventa verità per lo spettatore. Ciò vale specialmente per le persone che non hanno esperienze dirette da confrontare con quanto sostenuto da televisione e giornali. L'immagine che la televisione dà dell'immigrato
è un'immagine piuttosto semplificata. La rappresentazione degli stranieri come lavoratori, come persone inserite nel nostro mercato produttivo e nella nostra economia è quasi del tutto assente. Troppo spesso l'immigrato viene presentato
come un pericolo, un problema. Così facendo gli  immigrati non sono rappresentati nella loro "normalità", cioè gente che lavora o si inserisce bene nel tessuto sociale italiano. Si parla di loro solo quando diventano protagonisti di eventi
"straordinari" e tragici.
In poche parole troppo spesso la televisione e i giornali parlano degli immigrati soltanto come qualcosa di diverso e
lontano "noi", mentre ascoltano troppo poco gli stranieri su questioni essenziali come i servizi sociali, il problema delle case, poche e care, le iniziative di solidarietà.  Un passo avanti sarebbe assumere* nelle redazioni autori o collaboratori provenienti da paesi di emigrazione, dal momento che di solito quando si parla di immigrati manca sempre il "loro"
punto di vista. Ecco perché è molto importante parlare di pluralità dell'informazione, che dovrebbe voler dire l'effettiva possibilità di fare sentire la propria voce ad un numero sempre più grande e sempre più vario di soggetti.
Radio, tv e giornali in Italia hanno due punti di debolezza che rendono difficile una informazione corretta.

Il primo è che in generale manca l’interesse ad approfondire il tema della cultura della differenza.
Oggi invece non basta giudicare gli atti e i comportamenti per come sono ma bisogna anche cercare di capire la cultura dalla quale
E’ quello che alcuni studiosi chiamano la "politica del riconoscimento", che significa  onfronto e dialogo. E' questo il passaggio necessario, che ha bisogno di un'informazione molto meno orientata alla quotidianità, allo scoop, all'emergenza.

Il secondo punto di debolezza è la mancanza di un giornalismo capace di unire la lettura dei fatti sociali con l’analisi sociale.
Ci sono stati alcuni episodi di cronaca nei quali i giornalisti si sono limitati a interpretare i fatti a partire dalle dichiarazionicompiacere i loro elettori. Eppure cambiare il modo di fare informazione avrebbe conseguenze importanti anche per radio, tv e giornali italiani.Quello degli immigrati è infatti un mercato enorme, fatto da più di quattro milioni di persone, che lavorano, producono, e soprattutto consumano, e non solo beni alimentari, ma anche comunicazione.
dei politici. Ma i politici spesso non hanno interesse a capire la realtà e le loro dichiarazioni servono solo a
Qualcuno ha chiamato tutto questo “il consumo mediatico invisibile degli immigrati”. Ma non è neppure tanto invisibile se si pensa che i programmi che gli italiani vedono di più - come Sanremo - è visto anche da moltissimi immigrati.